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Le piante hanno una memoria? PDF E-mail
Saturday 08 November 2008

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Leggevo un bellissimo libro di Malcolm Wilkins sul meraviglioso mondo delle piante e, con mia grande sorpresa ho appreso che alcune di esse possiedono una memoria, una intelligenza. Sembra infatti che numerose piante abbiano sviluppato "sistemi nervosi" sofisticati che permettono loro di trasmettere velocemente le informazioni da una parte all'altra della pianta e di reagire quasi istantaneamente a vari stimoli.
In alcune piante, tali reazioni vengono utilizzate per intrappolare insetti o prede diverse, mentre in altre, una pronta reazione può garantire che il polline venga saldamente fissato al corpo di un'ape o di una mosca di passaggio o che il tenero fogliame si sposti fuori dalla portata di un animale che pascola. Sebbene possa sembrare incredibile, lo sviluppo di un sistema nervoso ha dotato alcune piante della capacità di "far di conto", quando non addirittura di una memoria. Ammesso che la pianta riesca a distinguere solamente fra zero, uno e due, va ricordato che perfino il più avanzato dei computer è basato su di una meccanica che riesce solamente a discriminare tra zero e uno! E anche se la memoria della pianta è corta, visto che trattiene le informazioni per 30 o 40 secondi, va ad ogni modo rilevato che si tratta pur sempre di una memoria autentica, che immagazzina informazioni molto specifiche.
Per dar prova di quanto detto, basta guardare molte delle specie vegetali a noi note, tra le quali le più conosciute sono la sensitiva (Mimosa pudica) e la dionea (Dionaea muscipula).

Voglio soffermarmi a parlare della sensitiva, le cui reazioni al contatto sono davvero spettacolari! Basta un minimo stimolo per provocare il movimento della pianta. Le foglie di Mimosa pudica sono pennatocomposte: dalla nervatura principale si dipartono le nervature secondarie che portano le foglioline con disposizione peripennata. Schiacciando leggermente la punta di una fogliolina, si predisporrà una reazione a catena. Una dopo l'altra le foglioline si reclineranno lungo la nervatura e gli stessi piccioli fogliari si piegheranno infine portandosi in posizione di rilassamento. Nello spazio di pochi secondi l'intera pianta sembrerà avvizzire.
Usando un cronometro a scatto sarà possibile calcolare il tempo che lo stimolo impiega a percorrere la nervatura da una fogliolina all'altra, e tali esperimenti hanno indicato che la velocità di trasmissione è di circa 10 millimetri al secondo. Se si introducono sottili elettrodi ad intervalli regolari lungo la nervatura fogliare, è anche possibile misurare la velocità alla quale il potenziale di azione transita all'interno di essa. Si è constatato che le due velocità sono identiche, il che non lascia dubbi sul fatto che gli impulsi elettrici sono il mezzo grazie al quale la mimosa è capace di trasmettere le informazioni coprendo in alcuni casi distanze considerevoli. Quando un potenziale di azione raggiunge le cellule motrici pressurizzate della zona-fulcro o pulvino, causa una diminuzione immediata della pressione idraulica, cosicché la fogliolina, o la nervatura, si declina. Dopo circa venti minuti, le cellule del pulvino vengono rigonfiate fino a raggiungere la pressione normale, le foglioline si ridistendono e le nervature fogliari riprendono la posizione orizzontale. Per spiegare questo meccanismo, ci sono prove che le cellule assai allungate prossime al centro della nervatura di una foglia, e anche quelle semiperiferiche, possono risultare coinvolte nella trasmissione di stimoli elettrici, anche se non è stato ancora dimostrato che queste cellule siano deputate a tale scopo.

Ci soffermiamo indubbiamente poco a riflettere sulle potenzialità delle piante. Eppure sono gli organismi più importanti ma allo stesso tempo meno compresi e considerati con più sufficienza tra tutte le creature viventi. Esse alimentano, sia direttamente che indirettamente ogni altra forma di vita; creano l'atmosfera, ne controllano la composizione e condizionano gli eventi meteorologici, proteggono il territorio in cui viviamo, sfruttano l'energia del sole e, oltre a nutrire, offrono riparo, forniscono materia prima per il vestiario e sono dispensatrici di calore. Questo articolo è un tributo per loro, che spesso dimentichiamo e di cui non ne capiamo appieno l'utilità. Grazie di esistere!
 
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